Ilaria nella giungla: un esordio da proporre nel triennio della scuola secondaria.

“Un puma ci mette otto minuti a disossare una preda. In otto minuti, può scarnificare tutte le ossa”.
Queste poche righe di inizio di uno dei primi capitoli di “Ilaria nella giungla” di Ilaria Camilletti contengono in sé, ma lo capirò solo a lettura avanzata, in nucleo fondante dell’intero romanzo. Ilaria si trova davvero in un luogo selvaggio dominato da bestie feroci? Quando iniziamo la lettura troviamo la protagonista che, dopo la maturità, sceglie di lavorare in un bar a Ostia, “nella giungla dei pazzi”, dove il cliente conta più di tutti e i camerieri lavorano per 4 euro l’ora. Ilaria, giovanissima diciannovenne come l’autrice che esordisce con questo romanzo, lavora con diversi personaggi all’interno del locale, ognuno con la propria storia e quindi con un proprio linguaggio, un personale approccio alla vita. Le voci narranti non sono solo adulte o quasi, c’è anche Davide, il figlio del proprietario, e Viola: due ragazzini che incontrano ognuno le solitudini dell’altro e grazie al loro incontro le fanno diventare bellezza e ricchezza reciproca. Anche loro hanno un proprio linguaggio, una propria visione del mondo adulto che si tramuta in similitudine con gli animali oggetto delle ricerche scolastiche di Davide. La giungla siamo noi adulti e il nostro mondo adulto.

Un nome mi è venuto in mente più volte leggendo “Ilaria nella giungla”: Zerocalcare. In questo caso non si tratta di un graphic novel, ma ho ritrovato lo stesso modo di alternare leggerezza e gravità senza che l’una svuoti l’altra, la pluralità di voci e visioni del mondo, la stessa voglia di raccontare la fatica per diventare adulti quando ancora non si è pronti per farlo, se mai lo si diventi, un giorno. Questa pluralità di voci è una questione di lingua, di lessico, di ritmo di scrittura, anche una scelta formale.

Davide si racconta attraverso le lettere scritte al Bambino Gesù, come se gli adulti non avessero abbastanza competenze per comprendere i suoi pensieri e non abbastanza tempo per ascoltarlo. Viola invece scrive poesie, è una falena che si nasconde dell’oscurità per essere libera, e chi la segue trova la luce. Insieme sono Inseparabili.

Ilaria ha paura di crescere, di non sentirsi più protetta dai genitori che accorrono ad aiutarla, a consolarla: chi ha deciso il limite temporale in cui si diventa grandi? Credo che questo sia un tema molto sentito tra i ragazzi della scuola secondaria, a cui consiglio la lettura di questo romanzo perché pone la domanda giusta, e la pone nel modo giusto senza dare risposte, perché non ci sono.
Il testo racconta il primo approccio al mondo del lavoro a chi sta per entrarci, senza edulcorazioni e mettendo in mostra la durezza ma anche la bellezza di un ambiente nuovo, quindi arricchente comunque. Lo consiglio anche perché restituisce ai ragazzi un’immagine di sé non caricaturale: Davide e Viola non sono comprimari, hanno la stessa dignità narrativa dei personaggi adulti, e questo i lettori più giovani lo riconoscono sempre, anche senza saperlo spiegare. Lo consiglio perché a scriverlo è una loro coetanea: leggere un romanzo che non guarda l’adolescenza da fuori, ma la sta ancora attraversando, è un’esperienza diversa rispetto a leggere un adulto che la ricorda.
Sono, in fondo, le stesse ragioni per cui vale la pena promuovere la lettura tra i più giovani: non dare loro libri che parlano di loro, ma libri che parlano con loro, alla pari.

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