Mia figlia ha 13 anni e non vuole leggere Piccole Donne. È un libro vecchio, dice. Poi ha visto il film e alla fine le è piaciuto, ma il libro resta vecchio nella sua testa. Un pregiudizio senza prove, resistente come un muro.
Io avevo 10 anni quando l’ho letto per la prima volta. Non l’ho mai dimenticato.
Ero a casa di mia nonna, in poltrona. Lei ricamava, la radio era accesa con quella sua voce bassa e costante che riempiva la stanza senza distrarti. E io avevo in mano un libro bellissimo, edizione Mursia, copertina in tessuto viola. Lo tenevo come si tiene qualcosa di prezioso senza ancora sapere perché.
Quella copia l’ho persa da qualche parte, come si perde tutto ciò che è stato così importante da considerarlo eterno, ma non ho smesso di cercarlo. Nei garage, nelle bancarelle dei libri usati, online, tra le pagine ingiallite di edizioni che nessuno vuole più. Lo cerco ancora. Non perché sia un oggetto raro — ma perché dentro c’è qualcosa che ha fatto nascere me come sono adesso, come se mancasse un pezzo e io sapessi esattamente dove cercarlo, ma non riuscissi mai a toccarlo.
Le quattro March sono sedute attorno a un tavolo, povere, allegre, in attesa che la guerra finisca e il padre torni a casa. Niente paura, niente vittimismo. Solo una famiglia di donne che sopravvive, che ride, che litiga, che sogna. Meg vuole il suo matrimonio e i suoi figli, e va bene così. Jo vuole scrivere, e per questo è disposta a tutto: a tagliare i capelli, a lavorare, a rifiutare chi la ama per non smettere di essere se stessa.
Quando ero piccola, mi sono riconosciuta in Jo : ricordo ancora quando pensai “Io voglio essere lei”. Trovavo Meg bella, intensa e concreta, meno “eroina” ma comunque interessante. Ho ripreso in parte anche da lei.
Crescere “tipicamente Jo” significa un certo modo di essere nel mondo. Scomoda, decisa, un po’ spigolosa. Non l’altra — non quella che piace a tutti, che si adatta, che sorride nel modo giusto. Jo non sorride nel modo giusto. Jo litigia, sbaglia, scrive male prima di scrivere bene. E proprio questa è la sua grandezza: non arriva. Parte.
Alcott lo sapeva bene, perché Jo non è una personaggio inventata. È lei. La storia di Jo che impara a scrivere è la storia di Alcott che scrive. Il romanzo raconta la propria nascita.
Oggi, nel 2026, le donne nel romanzo sembrano quasi rivoluzionarie. Non perché facciano cose clamorose — nessuna conquista il mondo, nessuna cambia la legge. Ma perché scelgono. Meg sceglie la famiglia senza essere meno di nessuna. Jo sceglie la carta e la penna senza scusarsi. Beth sceglie di restare silenziosa senza che il suo silenzio sia debolezza. Amy sceglie di essere elegante senza che la sua eleganza sia superficialità.
Sono modelli. Non perfetti — niente nel libro è perfetto, ed è proprio quello che lo rende vero. Ma sono modelli di donne che decidono, che non aspettano che qualcuno decida per loro.
Il libro non è vecchio. È antico nel senso migliore: come una radice che resta sotto terra mentre tutto cambia sopra.
Mia figlia lo chiamerà vecchio ancora un po’. Ma il libro è ovunque, se lo cerchi. Nelle biblioteche scolastiche, dove spesso resta dimenticato su un ripiano tra i libri che nessuno legge per scelta. Nelle biblioteche comunali, dove si può prendere a casa senza spendere niente. Su MLOL, perché Piccole Donne va al passo coi tempi e si legge anche in digitale. A questo link ho preparato una Lista in cui è possibile trovare diverse edizioni del romanzo, audiolibri e altri testi ispirati ad esso: alcune edizioni si distinguono per la particolare cura dell’immagine, altre per traduzioni interessanti ad opera di autori di letteratura per ragazzi, quindi il testo è attualizzato ai lettori di oggi, pur essendo un testo adatto a tutti, da leggere e rileggere ad ogni età. E se tutto questo sembra ancora troppo impegnativo, c’è sempre il film in diverse edizioni, ogni versione è un modo diverso di entrare nel mondo delle March, e nessuna è sbagliata.
La porta è aperta. Entrarci non richiede niente di più della voglia di farlo.